Palermo è folclore, cultura, arte, accoglienza, amato luogo di eterne contraddizioni. Semplice e complessa, dove tradizione e innovazione si mescolano, radici e ali si intrecciano. Da qualunque luogo provieni, in qualunque direzione vai, se ti trovi a Palermo, ti sentirai a casa.
Lucciole sospese volteggiano presuntuose beffeggiando i nostri sogni. Spaesati, persi in speranzose attese, tra i mille sentieri di una continua ricerca. Nascoste, recondite riappaiono vigili, giudici inclementi, presenze sorde ai nostri perché.
Sono molto contenta di aver partecipato al concorso per testi inediti lanciato attraverso la piattaforma Sharing Breath www.sharingbreath.com dal 5 marzo al 30 maggio e aver contribuito, anche se in minima parte a un progetto sociale a scopo benefico, tra le cui finalità, oltre alla sensibilizzazione sui problemi polmonali, vi è anche una raccolta fondi da destinare a progetti specifici di Ricerca Scientifica sulle patologie Rare Polmonari.
Proprio l’emergenza sanitaria del covid-19 ci ha reso ancora più consapevoli dell’importanza di un’azione automatica, ma vitale quale il respiro e della gravità delle malattie polmonari che lo compromettono.
Sono, inoltre, davvero felice di aver appreso che la mia poesia “Respiro” sia rientrata nei 50 testi selezionati su 853 partecipanti e verrà pubblicata nel libro “Respirare insieme“, inoltre le poesie saranno esposte per le vie del centro storico di Forlì nelle settimane precedenti e successive all’evento.
Per maggiori informazioni potete leggere il seguente articolo:
Il progetto nasce con il duplice obiettivo di aiutare i pazienti affetti da malattie polmonari e sensibilizzare i cittadini sull’importanza di un respiro.
L’evento, promosso da diverse associazioni del luogo si terrà a Forlì in piazza Saffi, sabato 5 settembre, e l’indomani nel salone comunale, che ospiterà la giornata dedicata ai pazienti affetti da patologie polmonari.
Qui di seguito la presentazione della manifestazione del sindaco di Forlì
Tamburi risonanti dal ventre della terra. Battiti dal cuore pulsante, rievocano le arzille fiamme.
Fruscio di foglie accarezzate dal vento. Melodie di canne essiccate al sole. Docili cinguettii sovrastati da sovrani ruggiti. Ululati remoti. Eterni muggiti, il fragore delle onde, sobbalzi di pinne luccicanti e strapiombi.
Giungono aneliti dalla foresta, il crepitio dal cielo. Sterminate distese d’oro offrono morbidi giacigli.
Scrupolose gocce di rugiada profumano flessuosi fili d’erba danzanti e margherite adornate a festa. Terreno umido, odore acre. Granitici giganti fissano il cammino di anime vagabonde.
Vibrazioni, emozioni e fremiti. Respiri e avvolgenti tepori rianimano sagome sbiadite. Riscaldano cuori, sciolgono ghiacciai innevati. Elevano boccioli nascenti. Ed è ancora l’alba ed è ancora sera.
Il testo, ricco di immagini sinestesiche, rappresenta una immersione profonda nell’immaginario archetipico di una natura immanente e poderosa che avvolge e cattura i sensi e l’umano sentire in una dimensione di profonda sintonia, quasi di fusione, della propria essenza con quella della natura stessa.
Gianfranco Gioia
A breve la poesia “Madre Natura”, avendo superato la prima selezione, verrà inserita all’interno del volume “Poets and Poems.
Pubblicata da Accademia dei bronzi nel volume “Poeta and Poems”, Antologia di poesie partecipanti al premio Lady/Lord of Poetry
Riecheggiano i racconti. Mani ingiallite dai campi, trecce imbiancate dal tempo. Bauli, scrigni preziosi da custodire, cassetti da rovistare, ove risuonano note di cuori pulsanti. Scorci di memorie. Aghi dorati e uncinetti magici. Occhi riflessi su flebili fiammelle, schiene curve sulle trame.
Scorrono dolci melodie che quietano o urla che scuotono. Braccia che cullano o uncini che infilzano. Forgiati, plasmati, pezzi da incastrare, convinzioni da sdradicare. Riempiti, ingurgitati i modelli, fitte, monolitiche radici da allentare. Valori da riesaminare, confini da valicare. Varchi stretti che soffocano, incatenano celando ampi portoni spalancati sull’orizzonte. Ali da dispiegare.
Lauti, radiosi sorrisi o ombrosi ghigni impietriti si offrono. Labirinti dalle mura familiari ci fanno penare come cavie da ammaestrare. Idolatrie su specchi riflessi.
Figli del nostro tempo perduto, delle memorie consegnate, ma padri dei nostri giorni, dei nostri rimpasti, di identità vergini. Modelli tradizionali da riscrivere. Vissuti da rileggere con nuove lenti, narrazioni forgiate su nuovi canoni. Carezze ritrovate su giovani terreni fertili. Raccolti inaspettati, innesti non previsti, schemi stravolti. Evoluzioni si impongono e respirano di vita propria.
Il testo è una rievocazione, parzialmente simbolica, di un passato fortemente connotato da tipicità culturali e tradizionali della terra d’origine dell’autrice che, nell’atto stesso della rievocazione, viene riportato in vita attraverso un dialogo aperto tra passato e presente; vissuto e immaginazione; memoria ed emozione.
Gianfranco Gioia
Pubblicata da Accademia dei bronzi nel volume “Poeta and Poems”, Antologia di poesie partecipanti al premio Lady/Lord of Poetry
Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla. (Ennio Flaiano)
Amo l’inizio di ogni cosa, lo sguardo prima della carezza. le parole prima di un abbraccio. Il sussulto prima di un bacio, la tenerezza prima della passione. Amo il gesto omesso che poi esplode, l’entusiasmo prima dell’abitudine, l’idea prima del progetto, il sogno prima della realtà. Amo la notte prima dell’alba, la fatica prima del riposo, il sole prima del vento e la goccia prima del diluvio. Amo la prima parola di una lettera, il primo ti amo, le prime note di una melodia. Amo i primi giorni d’estate e gli ultimi d’inverno. “L’inizio” (Michela Salzino)
Vi lascio all’ascolto di questa dolcissima canzone …
Sospesi, sospiro affannato. Passi lenti e pesanti, moviola di una frenesia tradita. Pensieri profondi, diluiti in un tempo prorogato. Così distanti, ma mai come adesso, così vicini, stessa sorte, incerta, confusa. Nemico invisibile, ombra implacabile che col tocco assimila. Intanati, arrestiamo la nostra folle corsa, abbagliati, da luccichii sparsi, sotto lo stesso cielo. Bagnati, dallo stesso mare, solo… un po’ più del solito… chiaro e limpido. E le farfalle inconsapevoli, volteggiano sinuose posandosi sui fili d’erba. Illuminati dallo stesso sole cocente. La terra guarisce e ancora per noi l’aria fresca da inspirare, Il vento, da accarezzare, tramonti da ammirare E caldi abbracci da ritrovare.
La poesia “Sospesi” è stata letta da Caterina Aletti, della casa editrice Aletti nell’ambito dell’iniziativa “La panchina dei versi”.
Qui sotto il video in questione
la poesia è stata pubblicata all’interno dell’antologia “Covid-19 quel che resta del tempo transitivo” a cura del “Il circolo delle arti” casa Editrice Gutenberg.
Nota di una giornata di mezza estate… Righe impresse in memoria. Piccole antenne che calano in celate tane. Cicale… e l’esibizione in coro del loro stridulo canto. Lieve e fresco lino, sole cocente su onde infrante. E poi calici colmi di armoniose melodie.
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